Quanto tempo passa? Ore, secondi, giorni... non è più possibile capirlo. Le orbite cave delle maschere dei possibili noi stessi ci sfilano accanto, osservandoci, criticandoci… ...ed invidiandoci.
Perchè noi esistiamo. Perchè noi ci siamo dati il privilegio di essere qui, ora. Perchè siamo fantasmi vivi.
Con infinita calma, chissà se indotta dal vino o meno, alzo una mano, a sfiorare il volto incorporeo che ora si avvicina. Puro. Sorridente. Sereno. Inondato da una tale luce, che da dentro irradia, da far quasi male.
“Avrei potuto essere così? Davvero?”, mi domando con aria incredula, mentre si allontana rapido quel riflesso così distante, opposto a ciò che oggi sono...
Ore, secondi, giorni... non è più possibile capirlo.
Ma è quasi con naturalezza che mi rendo conto che la sfilata delle maschere è terminata... mentre volto il capo per osservare la figura che pare aver preso corpo in questo istante, accanto a noi.
Il cameriere ammantato di scuro e coperto dall'ampio cappuccio è in piedi accanto al nostro tavolo, impassibi-le.
"I signori desiderano altro?"